Nel nostro Paese il 60 per cento dei tre milioni di persone che soffrono di vescica iperattiva sono donne. Che si sentono discriminate rispetto agli uomini perché i farmaci per l’incontinenza provocata da questa condizione non sono rimborsati dal Servizio sanitario nazionale. A differenza, per esempio, di quanto avviene per l’incontinenza da iperplasia prostatica benigna, che naturalmente colpisce solo la popolazione maschile.
È questa la ragione che sta all’origine di Donne VIP, una campagna di sensibilizzazione sull’incontinenza da vescica iperattiva che, con incontri regionali, un cortometraggio e un sito web (www.donnevip.it), vuole far emergere una patologia finora sommersa e rompere il muro di vergogna che la circonda. L’iniziativa è stata presentata in un incontro nei giorni scorsi a Roma
Secondo una recente ricerca di Elma Research su un campione di 1.560 donne italiane, tre donne su quattro tra quelle colpite da incontinenza percepiscono la patologia come un problema senza via d’uscita e pensano che l’unico rimedio sia l’uso del pannolino. Lo stesso rimedio rappresenta la più grande paura anche per le donne sane che però, nel 77% dei casi, ritiene che, se ne dovesse essere colpita, ricorrerebbe alla terapia farmacologia. Che però, al momento, non è rimborsata dal Ssn.
«C’è bisogno di diffondere conoscenza sulla patologia tra uomini e donne – dice Flavia Franconi, docente di Farmacologia cellulare all’Università di Sassari e presidente del Giseg, il Gruppo italiano salute e genere – ma anche all’interno del sistema sanitario, al fine di stimolare i decisori a mettere in atto appositi servizi e a offrire un percorso diagnostico e terapeutico a misura della patologia, ma anche, oserei dire, a misura di donna».
