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Realizzato il Manifesto di Sex-Gender Medicine, licenziato dal gruppo di studio Farmacologia di Genere della  Società Italiana di Farmacologia, Equality Italia e Donne in Rete Onlus. Il documento, nei suoi nove punti, affronta le questioni di uguaglianza di genere nella scienza, esaminandone opportunità, possibilità e sostenibilità.

«Riteniamo che il diritto alla salute delle donne e il loro accesso alle cure, insieme allo sviluppo della medicina e della ricerca di genere debbano essere al centro dell’interesse scientifico e sociale» spiegano le autrici del manifesto. ll manifesto si ispira a una serie di documenti internazionali, li integra con le esperienze italiane ed esplicita le azioni per migliorare la ricerca e l’innovazione, per sviluppare un cambiamento strutturale necessario per promuovere l’equità di genere.

 Gli attori della sanità italiana sono pronti a recepire e praticare i princìpi della Medicina di Genere, che può rappresentare un’innovativa opportunità per il sistema sanitario. La grande maggioranza dei decisori e medici specialisti chiedono alle istituzioni che nella pratica clinica vengano concretamente riconosciute le differenze specifiche tra uomini e donne, in modo da assicurare a tutti la terapia più appropriata.
È quanto emerge dalla ricerca Conoscenza, rilevanza e prospettive della Medicina di Genere in Italia, condotta su un vasto campione di operatori sanitari italiani – decisori, amministratori, medici delle principali specializzazioni e farmacisti – e presentata nel corso del Simposio La salute della differenza promosso dal GISeG – Gruppo Italiano Salute e Genere.
“Attuare la Medicina di Genere significa assicurare migliore salute a tutti, uomini e donne, adulti e bambini, significa raggiungere l’appropriatezza preventiva e terapeutica declinata nel genere. Naturalmente dobbiamo chiedere ai decisori di rivedere le politiche sociali per la donna”, afferma Flavia Franconi, presidente del GISeG. “Questa ricerca, che ha coinvolto specialisti e decisori sanitari, incoraggia la svolta di genere nella sanità italiana: il sistema sanitario si mostra consapevole e pronto ad adottarne i principi”.
La ricerca presentata oggi dimostra come, nonostante solo da pochi anni sia diventata d’attualità anche in Italia, la Medicina di Genere è ormai conosciuta dagli operatori sanitari anche nel nostro Paese. Il testimone passa adesso ai decisori politici, per tradurre in atti concreti gli orientamenti della Medicina di Genere, raccogliendo la disponibilità e la consapevolezza manifestate dagli operatori sanitari

E’ stato recentemente pubblicato il libro “Sex and Gender Aspects in Clinical Medicine”, della Springer and Verlag curato da Oertelt-Prigione e  Regitz-Zagrosek. Nel volume vengono trattati specifici aspetti  della medicina di genere in campi rilevanti come la cardiologia, la pneumologia, la gastroenterologia, la nefrologia, la reumatologia, l’ematologia. Al libro hanno contribuito anche  diversi esperti italiani. Il capitolo “Sex/Gender Differences in Nephrology”  è scritto da  Maurizio   Gallieni,    Nicoletta   Mezzina , Cristina   Pinerolo e Antonio   Granata, nità di NEfrologie e Dialisi, Ospedale San Carlo Borromeo Milano e Scuola di Specialità di Nefrologia, Università di Milano.

Il capitolo “Pharmacokinetics  and Pharmacodynamics: the Role of Sex/Gender”   è scritto dal Presidente del Gruppo italiano Salute e Genere,   Flavia  Franconi e da  Manuela   Sanna , Elisabetta   Straface, Roberto   Chessa,  Giuseppe   Rosano. Questo capitolo è stato scritto anche grazie al  progetto “La Medicina di Genere  come Obiettivo Strategico per la Sanità Pubblica: l’Appropriatezza della  Cura  per  la  Tutela  della  Salute  della  Donna”  Ricerca  Finalizzata – Ministero della Salute  2007” e ai contributi del Banco di Sardegna e della Regione Sardegna.

Il libro è in inglese ed è acquistabile sul sito di Amazon

Nel nostro Paese il 60 per cento dei tre milioni di persone che soffrono di vescica iperattiva sono donne. Che si sentono discriminate rispetto agli uomini perché i farmaci per l’incontinenza provocata da questa condizione non sono rimborsati dal Servizio sanitario nazionale. A differenza, per esempio, di quanto avviene per l’incontinenza da iperplasia prostatica benigna, che naturalmente colpisce solo la popolazione maschile.

È questa la ragione che sta all’origine di Donne VIP, una campagna di sensibilizzazione sull’incontinenza da vescica iperattiva che, con incontri regionali, un cortometraggio e un sito web (www.donnevip.it), vuole far emergere una patologia finora sommersa e rompere il muro di vergogna che la circonda. L’iniziativa è stata presentata in un incontro nei giorni scorsi a Roma
Secondo una recente ricerca di Elma Research su un campione di 1.560 donne italiane, tre donne su quattro tra quelle colpite da incontinenza percepiscono la patologia come un problema senza via d’uscita e pensano che l’unico rimedio sia l’uso del pannolino. Lo stesso rimedio rappresenta la più grande paura anche per le donne sane che però, nel 77% dei casi, ritiene che, se ne dovesse essere colpita, ricorrerebbe alla terapia farmacologia. Che però, al momento, non è rimborsata dal Ssn.

«C’è bisogno di diffondere conoscenza sulla patologia tra uomini e donne – dice Flavia Franconi, docente di Farmacologia cellulare all’Università di Sassari e presidente del Giseg, il Gruppo italiano salute e genere – ma anche all’interno del sistema sanitario, al fine di stimolare i decisori a mettere in atto appositi servizi e a offrire un percorso diagnostico e terapeutico a misura della patologia, ma anche, oserei dire, a misura di donna».

La “questione femminile” fu nominata, per la prima volta, in medicina nel 1991, quando Bernardine Healy, direttrice dell’Istituto Nazionale di Salute Pubblica statunitense, parlò di “Yentl Syndrome”¹ sulla prestigiosa rivista New England Journal of Medicine a causa dell’atteggiamento discriminatorio dei cardiologi nei confronti della donna.
Tuttavia, si è dovuto ancora attendere alcuni anni prima che l’OMS inserisse la medicina di genere nell’Equity Act affermando quindi che il principio di equità implica che la cura sia appropriata al singolo genere. In questi anni, però, è stato fatto pochissimo, quindi siamo ancora lontani da una politica sanitaria che rispetti le distinzioni di genere, perciò la Commissione Europea raccomanda che si promuova una politica in difesa della salute tenendo conto della diversità di genere.
In questa intervista Flavia FranconiPresidente di GISeG-Gruppo Italiano Salute e Genere, e Professore di Farmacologia all’Università di Sassari, parla di medicina di genere e dei suoi aspetti principali

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